La legge ha sancito, in quasi tutti gli ordinamenti giuridici, un divieto, per l’utente che ha acquistato o ottenuto legittimamente un software di modificare e manipolare l’opera originale o il codice in essa contenuto. Il voler “manipolare” un determinato prodotto informatico può essere motivato da diversi fattori: la curiosità innata di chi vuole esplorare, o conoscere a fondo, ogni aspetto della tecnologia che sta utilizzando (curiosità tipica, per tradizione, del mondo hacker), oppure la volontà di superare determinate misure tecnologiche di protezione per effettuare, ad esempio, una copia di backup dell’opera.
Questa tipica attitudine hacker prevede di imparare armeggiando e manipolando. In passato molti facevano pratica sui motori delle motociclette, delle automobili, radio e così via. Oggi le tecnologie digitali consentono una manipolazione di tipo diverso, con idee astratte pur se in forma concreta. Poter manipolare significa poter crescere, raggiungere obiettivi impensabili e migliorare sempre di più il prodotto iniziale. Il sistema legale che si sta creando blocca la potenziale spinta creativa dei “ragazzi digitali”.
Chi credeva che fosse semplice regolamentare ogni aspetto del mondo elettronico ha dovuto fare i conti con una “complicazione”, che ha preso la forma della diffusione su larga scala del software libero, dell’open source, o, più semplicemente, di qualsiasi software che prevede l’apertura e pubblicità del codice informatico che è alla base.

Quando il software, una volta creato, sta per essere messo in commercio, il distributore dovrà effettuare una scelta fondamentale: dovrà decidere se il pacchetto che verrà distribuito includerà sia il codice sorgente che il codice oggetto, o meno.
Quando si parla di software proprietario, ci si riferisce, essenzialmente, a distribuzioni di software che, nel pacchetto, includono solamente il codice oggetto, o codice binario (e.g. prodotti Microsoft: Windows, Office…). Quando, invece, si parla di open source e free software ci si riferisce di solito, ma non solo, a una modalità di distribuzione del software che includa sia il codice sorgente che il codice oggetto.
Acquistando un software proprietario, il consumatore entra in possesso di un programma che può solamente installare, far girare e utilizzare; acquistando un software open source o free software, il consumatore dispone di un programma che può far girare, modificare e, a seconda della licenza sotto la quale è rilasciato, distribuire gratuitamente a terzi.
Il momento più importante, da molti definito il “segreto del successo” e dell’efficienza di questo sistema, è sicuramente l’ultimo: la distribuzione libera del software. Distribuendo il codice sorgente unitamente al codice oggetto, gli sviluppatori di software libero e open source forniscono a tutti coloro che sono interessati, compresi eventuali concorrenti commerciali, libero accesso a ogni valore che possano aver aggiunto al software che stanno distribuendo. Vi è, però, un vincolo preciso: uno sviluppatore successivo non può “catturare”quel valore per sé, ma deve continuare a distribuirlo e a farlo circolare liberamente.
Il software libero e l’open source forniscono ai consumatori, in definitiva, qualcosa in più rispetto al software proprietario: la possibilità di modificare il software secondo le proprie esigenze, e ciò è fatto rendendo pubbliche tutte le informazioni contenute nel codice. Tutto ciò non fa si che il codice ricada nel pubblico dominio o sia utilizzabile senza vincoli: i principi del copyright si continuano ad applicare a quel prodotto della creatività umana, e la normativa che disciplina la proprietà intellettuale continua a controllare le modalità attraverso le quali questo prodotto può essere usato e distribuito. Le condizioni di utilizzo dei sotfware open source e free possono variare sensibilmente, ma sono sempre condizioni e requisiti imposti dalla forza della legge.
Il fatto che i software open source e free siano chiaramente al di fuori del sistema del pubblico dominio è un bene: essi hanno il potere di richiedere che certe condizioni siano rispettate prima che il codice sia utilizzato. Sotto questo aspetto, software open source, free software e software proprietario sono simili. In definitiva, la più importante differenza tra questi due tipi di software sta nelle condizioni d’utilizzo. Il software proprietario è reso disponibile dietro pagamento di un prezzo, che può anche essere pari a zero. In cambio del prezzo pagato, l’utente ottiene la disponibilità, secondo i termini della licenza, del codice oggetto. Il codice oggetto, dal momento che è compilato in una forma di difficile interpretazione per l’essere umano, non porta con se, né trasmette ad altri, le informazioni che in realtà contiene. Solitamente non si può vendere il codice, né è permesso modificarlo e distribuirlo nuovamente.
I concetti open source e free software impongono delle differenti condizioni agli utenti e si possono identificare sostanzialmente due tipi di software, copylefted e non copylefted.
Copylefted è un software che è concesso sotto condizioni e termini tali per cui gli utenti successivi adotteranno lo stesso tipo di licenza per i prodotti derivati dal codice iniziale concesso in copyleft: il principio di base è “condividi, ma condividi allo stesso identico modo”. Il software non copylefted non impone queste condizioni o usi conseguenti: usare software copylefted comporta che, se si ridistribuiscono versioni modificate del codice copylefted, occorre ridistribuirle secondo gli stessi termini di licenza del software originario. Usando e lavorando su software non copylefted, non è richiesto tale onere aggiuntivo. L’esempio più celebre di codice copylefted è il sistema operativo GNU/Linux. Questo, concesso in licenza secondo la GNU General Public License (GPL) richiede, infatti, che chiunque modifichi e ridistribuisca codice concesso in licenza GPL lo faccia sempre utilizzando la medesima licenza. Il software non copylefted non impone questa condizione: un utente è libero di costruire partendo da quel codice, ma non è tenuto a distribuire il lavoro derivato alla stessa maniera.
Volendo disegnare una mappa, molto schematica e sintetica, delle categorie di software esistenti, si possono rilevare:
1. Software “genericamente” protetto da copyright;
2. Software liberamente disponibile nel pubblico dominio;
3. Software open o free diviso nelle due categorie: copylefted e non copylefted;
4. Software proprietario.
Grazie ai sistemi a codice aperto, è possibile la lettura, lo studio, la copia e la modifica del codice compilato, ed è permesso di farlo circolare in maniera del tutto libera. Esso pertanto è uno strumento con cui poter far vivere le idee, dare spazio alle innovazioni e alla creatività, e Internet è l’unico luogo idoneo per realizzare questi valori di libertà. Per garantire e proteggere l’autore che, con la diffusione incontrollata del suo prodotto potrebbe perdere i suoi diritti, si possono adottare strumenti giuridici, meno rigidi e restrittivi del rigoroso diritto d’autore, ma ugualmente efficaci come le licenze GPL, Creative Commons…(che meritano un articolo a parte).
Ho voluto scrivere questo articolo perché ho notato una certa confusione sul web (e senza andare nemmeno troppo lontano da dove scrivo in questo momento…); mi riferisco a prodotti open source utilizzati per scopi commerciali e non, la cui paternità del software è stata sostituita in modo barbaro dall’amministratore (o web master) del sito web. Ciò, oltre a costituire la violazione della GPL (licenza sotto la quale quel software è stato rilasciato) che, per quanto ispirata a principi di libertà e condivisione, è pur sempre una licenza, rappresenta soprattutto una mancanza di rispetto verso la comunità di sviluppatori open source che hanno dato l’anima per la realizzazione di un prodotto che poi è andato a finire in mani sbagliate e ingrate. Il mio istinto di programmatore mi ha spinto a realizzare questo blog da zero senza utilizzare software pronti. E per questo mi scuso con gli utenti che, a volte, incappano in alcuni miei errori di programmazione. L’unico componente non realizzato da me è l’editor di testo che usano autori e utenti per scrivere articoli e commentare nel forum. Si tratta di un prodotto open source e sono fiero di averlo utilizzato e di aver riportato la provenienza di quel software come segno di rispetto e di ringraziamento verso quella comunità che ha dato alla luce valide alternative ai software proprietari (vedi Linux, Open Office …) e che ci permette ancora di sperare di in una cultura libera.

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