LA FIERA DI SAN LUCA

10 Ott 2007 in: Eventi

La fiera del 13 e del 14 ottobre è detta la fiera di San Luca .

Risale alla storia più vecchia del nostro Paese, all’epoca in cui l’Italia era divisa in regni,e quella che oggi si chiama Basilicata, era un territorio di appartenenza del Regno Di Napoli.

Le fiere di maggiore importanza in quel periodo erano tre, quella di Foggia, quella di Gravina, e la nostra, quella di Grottole. Furono messe a paragone e la nostra fiera venne considerata il 14 febbraio 1849 come la più antica.

Durava un mese ed i forestieri che vi partecipavano avevano l’obbligo di non poterla abbandonare prima del suo termine.

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Il Castello

10 Ott 2007 in: Arte

Il castello di Grottole fu fatto costruire nel ‘851 da Sichinulfo, duca longobardo, principe di Salerno al tempo della nascita del feudalismo.
Fu edificato con materiale calcareo ed era circondato di mura e ponte levatoio.La struttura originaria era formata da 13 vani soprani, da 6 vani sottani, da una stalla e da una cantina.

Il duce di Schinulfo, aveva voluto costruire questa fortezza per difendere i territori venuti in suo possesso dopo le guerre del ‘848, contro il principe di Benevento, ma anche per ovviare alle scorrerie e scorribande dei Saraceni, Slavi e Ungheresi.
La costruzione del castello fu fatta in 15 anni, fu raso due volte al suolo prima di essere innalzato,e ciò gli fece meritare il titolo di fortezza e divenne orgoglio di tutti i sognori.

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Il Nobel a un italiano

9 Ott 2007 in: Attualità

È notizia di questi giorni che lo scienziato a cui il 10 dicembre verrà consegnato a Stoccolma il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia è un italiano: Mario Capecchi. Il prestigioso riconoscimento, che andrà anche a Martin Evans ed a Oliver Smithies, che hanno collaborato a questo importante lavoro, premia una ricerca, svoltasi negli USA, sulle cellule staminali embrionali effettuate su topi. I relativi esperimenti portano alla “creazione” di animali geneticamente modificati e si prefiggono di trovare soluzioni a malattie purtroppo comuni, che vanno dal diabete all’ipertensione, all’Alzheimer, al cancro. Gli oggetti di questi esperimenti, i topi appunto, vedono “tagliato” un proprio gene, nel senso che il gene che gli scienziati vogliono stuScienzadiare viene diviso e fra le parti vengono interposti frammenti di DNA: in questo modo il gene diventa impotente.
Il Nobel a Capecchi è stato accolto in Italia, come sempre accade, fra entusiasmo e polemiche. L’orgoglio nazionale, infatti, non è servito ad evitare reazioni, anche aspre, all’interno del mondo politico. Si è sollevato l’ormai famoso problema dell’ “esodo dei cervelli”, facendo leva sulla mancanza di fondi, di strutture e di leggi che non permette di svolgere studi del genere in Italia. A riguardo, basti pensare che la maggior parte degli scienziati italiani che hanno ricevuto un Premio Nobel hanno effettuato le proprie ricerche negli Stati Uniti, come è accaduto, per esempio, per Renato Dulbecco e Rita Levi- Montalcini.
In Italia,inoltre, non sono solo le leggi a vietare questo tipo di esperimenti, ma la stessa opinione pubblica, che associa la ricerca sulle staminali a manipolazioni del tutto estreme, come la clonazione. Secondo gli scienziati molto influisce la Chiesa cattolica, ma le speranze non mancano, soprattutto fra gli scienziati stessi, che sperano in un’apertura della mentalità del popolo italiano ed in una possibilità di dialogo con la Chiesa. Capecchi, a tal proposito, si affida non tanto alle istituzioni quanto ai singoli individui anche ai più devoti, appellandosi al loro “dovere morale di battersi per curare chi già vive e soffre e non solo chi non è mai nato”.

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Notizie dalla Basilicata

19 mag 2012  

Notizie dall'Italia

19 mag 2012  

La storia di Abufina

9 Ott 2007 in: Lo sai che

Abufina era la più bella e sfortunata ragazza vissuta al castello.

Un giorno ricamava seduta seduta accanto alla finestra del torrione e pensava al suo amato Selepino, che combatteva in terra lontana, quando udì lo scalpitio di un cavallo.

Era il suo amore, che la invitava a scendere dal castello.

Abufina partì, ma il bianco cavallo nel guardare il Basento si impennò e la fanciulla caddè nel fiume.

Suo padre in onore della figlia fece murare la finestra dalla quale Abufina era solita affacciarsi in attesa del suo amato.

Vi collocò anche una lapide con su scritto: “ad Abufina la Bella, che corse, cui fu dolce questa torre che fu tua dimora morire d’amore; parli sempre alle genti di te. Ogni amante ti porga un saluto e ti stringa al suo cuore l’amata…”

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Il rito nuziale

9 Ott 2007 in: Lo sai che

Sotto la dominazione del popolo romano il matrimonio si contraeva per “confarreatio”, gli sposi dovevano mangiare insieme una specie di focaccia, mentre pronunziavano la formula sacramentale del matrimonio. Poi si passò a fare del matrimonio una specie di contratto, una vendita, il padre vendeva la figlia, la sposa, allo sposo e la sposa prometteva di essere sottomessa al marito davanti a cinque testimoni. La donna doveva indossare una veste bianca, ornata da una frangia di porpora, stretta in vita con una cintura di lana. Il volto era coperto da un velo rosso, per esprimere la sua la sua modestia. Il matrimonio si celebrava in casa della sposa, e la sera veniva condotta a casa dello sposo, strappata con forza alla madre, in memoria del ratto delle sabine (Romolo, dopo aver fondato Roma, si rivolge alle popolazioni vicine per stringere alleanze e ottenere delle donne con cui popolare la nuova città. Al rifiuto dei vicini risponde con l’astuzia; organizza un grande spettacolo per attirare gli abitanti della regione e rapirne le donne).

Entrata in casa dello sposo, riceveva le chiavi, e sedeva al convito nuziale con i parenti ed amici della famiglia dello sposo. Sotto il dominio dei greci, Grottole faceva parte della regione più importante della Magna Grecia, la Metapontina. Lo scopo del matrimonio era quello di procreare per continuare la stirpe. Nei tempi antichissimi lo sposo riempiva di regali la sposa, successivamente la sposa doveva consegnare la sua dote allo sposo e influiva sulla scelta l’onestà la dignità della famiglia ma soprattutto la situazione economica.

Nei tempi più civili si dava al matrimonio il valore cristiano; l’uomo diventava non il possessore della donna ma il suo protettore. E’ da qui che il matrimonio dei nostri periodi inizia a mettere le sue radici. Combinato il matrimonio lo sposo poteva frequentare la casa della sposa, mentre i genitori di entrambi si accingevano a scrivere su carta la dote. Il corredo veniva poi portato a casa dello sposo alcuni giorni prima della celebrazione delle nozze, “in pompa magna”; il corredo veniva trasferito dentro cesti portati sul capo, in modo tale che tutti potessero ammirare gli oggetti corredali.

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Al cinema oggi...

19 mag 2012  
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Impara l'arte e mettila in mostra a spasso per Grottole
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Diceva mio nonno...

“‘U figghjj mut’ ‘a mamm’ ‘u ‘ndènn’. Il figlio muto la mamma lo capisce.”
Non parlare! Capisco ugualmente quello che ti passa per la mente.




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