L’usanza di ricordare persone defunte è molto antica, ma ciò si faceva generalmente nel giorno corrispondente alla loro morte.
Si fa risalire a Sant’Odilone di Cluny l’aver stabilito nel 2 novembre, con la riforma cluniense, il giorno di commemorazione dei morti per i suoi monaci; successivamente la Chiesa cattolica fece propria questa data.
Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV. (Mess. Rom.).
Nei riti funebri la chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine .
Nel Martirologio Romano la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, è il giorno nel quale la Santa Madre Chiesa, già sollecitata nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.
Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l’ottavario, le preghiere al cimitero.
Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi ne avvertiamo un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte.
Spezzare la congiura del silenzio riguardo a essa.
Quando nasce un uomo, diceva sant’Agostino, si possono fare tutte le ipotesi: forse sarà bello, forse sarà brutto; forse sarà ricco, forse sarà povero, forse vivrà a lungo, forse no.
Ma di nessuno si dice: forse morirà, forse non morirà.
Questa è l’unica cosa assolutamente certa della vita.
Quando sentiamo che qualcuno è malato , diciamo: “Poveretto, deve morire; è condannato, non c’è rimedio! “.
Ma non dovremmo, però è così quando dobbiamo rinunciare ad una persona cara.Questa percezione mesta, a volte tragica, della morte è comune a tutti, credenti e non, ma la fede cristiana ha una parola nuova e risolutiva, che oggi dovrebbe risuonare nella Chiesa e nei cuori, una cosa semplice e grandiosa: che la morte c’è, che è il più grande dei nostri problemi, ma che Cristo ha vinto la morte! Ma come ha vinto la morte Gesù? Non evitandola o ricacciandola indietro, come un nemico da sbaragliare.
Ma subendola, assaporandone tutta l’amarezza.
Non abbiamo davvero un sommo sacerdote che non sappia compatire la nostra paura della morte!
Tre volte nei vangeli si legge che Gesù pianse e, di queste, due furono per un morto.
Nel Getsemani egli ha provato, come noi, “paura e angoscia” di fronte alla morte.
E’ di rito affollare i cimiteri, riempire di fiori le lapidi dei propri defunti e non manca il chiacchierio.
E’ ben evidente che solo questo giorno i cimiteri sono stracolmi di gente e di fiori solo magari per darne dimostrazioni ad altri. Una leggenda riferisce che tutti i defunti tornassero sulla terra la notte del 1 novembre, in cerca di nuovi corpi da possedere per l’anno avvenire, così nelle strade non compariva anima viva per evitare che gli spiriti maligni se ne impossessassero.
Ci sono anche tanti accadimenti di cui la gente parla che vedono protagonisti persone defunte.
La notte tra il 1 novembre e il 2 novembre i ragazzi più coraggiosi si recano dinanzi al cimitero in cerca forse di qualcuno o qualcosa che li faccia spaventare.
Un antico proverbio dice che bisogna avere paura dei vivi e non dei morti .
La festa di tutti i Santi il 1 novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX.
Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.
Un’unica festa per tutti i Santi, oggi è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.
La festa di Tutti i Santi, è una giornata di gioia, di speranza, di fede. Una delle giornate più intelligenti, più raffinate che la liturgia ci propone; è la festa di tutta l’umanità, dell’umanità che ha sperato, che ha sofferto, che ha cercato la giustizia, dell’umanità che sembrava perdente e invece è vittoriosa.
E’ la festa di Tutti i Santi, non solo di quelli segnati sul calendario e che veneriamo sugli altari, ma anche di quelli che sono passati sulla terra in punta di piedi, senza che nessuno si accorgesse di loro, ma che nel silenzio del loro cuore hanno dato una bella testimonianza di amore a Dio e ai fratelli, forse parenti nostri, amici, forse nostro padre, nostra madre, umili creature, che ci hanno fatto del bene senza che noi neppure ce ne accorgessimo. Ho letto di un anziano parroco di campagna che nel giorno di Tutti i Santi, per far capire alla sua gente che si dovevano ricordare tutti i cristiani santi che stanno in Paradiso toglieva le immagini e le statue dagli altari. Una stranezza se volete, ma che voleva anche sottolineare il fatto che di solito, una volta che abbiamo messo i santi sugli altari, li ammiriamo, li invochiamo, ma non li imitiamo, perché pensiamo che siano troppo eroi per vivere come loro. Ma non è così. Nella festa di Tutti i Santi, la Chiesa ci dice che i santi sono uomini e donne comuni, una moltitudine composta di discepoli di ogni tempo che hanno cercato di ascoltare il Vangelo e di metterlo in pratica.
Sono questi i Santi che salvano la terra.
C’è sempre bisogno di loro.
È in virtù dei santi che siamo sulla terra, che noi continuiamo a vivere, che la terra continua a non essere distrutta, nonostante il tanto male che c’è nel mondo.
Ed è in virtù dei Santi di ieri, dei santi che sono già salvati e che intercedono per noi: “una moltitudine immensa che nessuno può contare, di ogni nazione, popolo e lingua”.
Sono stati denominati come coloro che fanno passare la luce”.
I Santi si può dire : fanno passare la luce di Dio che continua ad illuminare il mondo.
Nella loro festa, noi celebriamo la gioia di essere anche noi chiamati alla santità, perché ci è stato detto che abbiamo un cuore che batte come figli di Dio.
Ci pensiamo? E San Giovanni che ce lo ricorda: “Carissimi vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo veramente… ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”.
Ma quale è la strada della santità?
Gesù ce l’ha indicata con l’ annuncio delle beatitudini che sono la sintesi del Vangelo, lo specchio di fronte al quale ogni discepolo di Cristo deve confrontarsi.
È il portale d’ingresso del Discorso della Montagna, la “carta costituzionale del cristianesimo”.
Ogni regno ha le proprie leggi.
Le beatitudini sono la legge del Regno di Dio.
Chi le osserva entra nella felicità del Regno.
Questo dobbiamo capire.
Dio ha posto nel nostro cuore la vocazione alla felicità, come ultimo segno della nostra somiglianza con Lui.
Dio è il Sommo bene, il Beato per eccellenza.
Per essere figli di Dio bisogna essere felici.
La Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi: Leggi il resto dell’articolo »
In questi giorni vi sentite strani, stanchi o comunque incontrate difficoltà nel seguire i soliti ritmi? Tutta colpa dello spostamento di lancette di domenica! Magari non ci abbiamo dato peso, soprattutto perchè l’ora ci veniva data, e non tolta, e magari eravamo anche felici di poter dormire più del solito… Ma vediamo di scoprire qualcosa in più sull’ora legale e sull’ora solare.
Per ora legale o ora estiva s’intende l’ora locale che una nazione sceglie di adottare per una parte dell’anno, spostando l’orario in avanti di sessanta minuti. L’ora legale scatta l’ultima domenica di marzo, l’ora solare l’ultima di ottobre. Si ricorre all’ora legale ai fini del risparmio energetico, sfrutttando, quindi, al massimo la luce del giorno.
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La donna in ambito lavorativo è da sempre stata soggetta a qualsiasi forma di discriminazione dirette e indirette anche in seguito alla parità raggiunta con l’uomo.
Costituisce discriminazione diretta, qualsiasi atto , fatto o comportamento che produce un effetto dannoso alle lavoratrici in ragione del loro sesso.
Per giudicare se un atto è discriminatorio o meno, tale comportamento viene messo a confronto con il trattamento dato ad un’altra lavoratrice o ad un altro lavoratore in situazione analoghe e vengono valutati.
Costituisce discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un fatto o un comportamento apparentemente neutri mettano i lavoratori di un determinato sesso in posizione di particolare svantaggio, rispetto a lavoratori dell’altro sesso , salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento del lavoro , purchè l’obbiettivo sia leggittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari.
Sono considerate discriminazioni le molestie a carattere sessuale volte a violare la dignità della lavoratrice o a crere un clima intimidatorio e umiliante.
Le donne sul posto di lavoro devono affrontare realtà difficili anche di carattere fisico e psichico, le molestie sessuali.
Sono all’ordine del giorno, e la lavoratrice perde la fiducia e la motivazione al lavoro.
E’ inammissibile che qualcuno possa approfittare della posizione di superiorità gerarchica o di situazione di svantaggio personale, familiare e sociale per porre in essere atti o comportamenti discriminatori o molesti.
Costituisce molestia sessuale ogni atto o comportamento, anche verbale, a carattere sessuale che arreca offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, fatto in modo duraturo.
I molestatori possono essere superiori, lavoratori di pari grado, inferiori e datori di lavoro, che richiedono esplicitamente o implicitamente prestazioni sessuali o attenzioni a sfondo sessuale non gradite, minacce, ricatti per aver respinto comportamenti a carattere sessuale, che avrebbero garantito magari una progressione di carriera.
I contatti fisici fastidiosi e indesiderati, apprezzamenti verbali offensivi sul corpo e sulla sessualità. gesti o ammiccamenti provocatori e disdicevoli a fondo sessuale, esposizione nei luoghi di lavoro di materiale pornografico, espressioni verbali denigratori per l’appartenenza ad un determinato sesso o in ragione della diversa espressione della sessualità, sono comportamenti che rientrano nella tipologia della molestia sessuale e/o della discriminazione.
Da aggiungere a tutto ciò ci sono poi le molestie morali, come gli atti persecutori, maltrattamenti verbali, critiche, offese, umiliazioni, comportamenti che mirano a danneggiare il lavoratore o la lavoratrice nella propria carriera, anche rimozione da incarichi senza giusta causa e attribuzione di compiti inadeguati alle possibilità professionali e alla condizione fisica e di salute.
L’implicazione della persona umana nel rapporto di lavoro ha indotto la legge a proteggere la figura del lavoratore dagli atti discriminatori tanto da sancire con la nullità qualsiasi atto diretto e indiretto che faccia dipendere l’occupazione del lavoratore alle condizioni che aderisca o non ad una associazione sindacale, ovvero cessi di farne parte nonchè il licenziamento o altri atti pregiudicati da motivi sindacali, politici, religioi, razziali, di lingua e di sesso.
Le “azioni positive” sono programmi volti a realizzare una parità sostanziale tra lavoratori e lavoratrici nel mondo lavorativo.
Questi tendono a ristabilire l’equilibrio delle responsabilità familiari e professionali tra i due sessi, anche attraverso moodificazione dell’organizzazione e del tempo di lavoro.
Le ” azioni positive ” devono : Leggi il resto dell’articolo »
T.F.R. è il trattamento di fine rapporto, ha sostituito l’indennità di azianità e viene considerata come retribuzione, che viene differita al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, allo scopo di superare le difficoltà economiche conseguite al venir meno di un reddito di lavoro (ha una funzione previdenziale).
L quota che il l avoratore va ad accantonare annualmente si determina dividendo per 13.5 la retribuzione erogata al lavoratore nel corso dell’anno, prendendo in considerazione tutte le somme percepite, con esclusione di eventuli rimborso spese.
Accanto ad una funzione retributivo-previdenziale a favore del lavoratore, il T.F.R. svolge un afunzione finanziaria in favore dell’impresa rappresentando una forma economica di auto-finanziamento.
Dal 2008 però il lavoratore potrà scegliere di dirottare il suo T.F.R. per il finanziamento dei Fondi di previdenza integrativi della pensione.
Il lavoratore che ha un’anzianità di servizio di almeno 8 anni, con il rapporto di lavoro in atto, può richiedere al datore di lavoro l’erogazione, un’anticipazione del T.F.R., che sarà relativa al 70 % dell’importo già maturato, e gli sarà concessa solo se c’è la necessità di pagare cure mediche e se ha intenzione di acquistare una prima abitazione.
Dal 2000 possono richiedere l’anticipazione coloro che vanno in congedo (sospensione del rapporto di lavoro non retribuito) per la formazione che gli permette di aumentare i suo bagaglio culturale-professionale.
Alcuni contratti collettivi sono più elastici, in quanto si deve considerare che l’accantonamento del T.F.R. è una sorta di risparmio forzoso e un diritto di natura retributiva anche se differita nel tempo.
Ora con la nuova riforma è il lavoratore che decide la gestione del suo T.F.R. (quota di accantonamento annuale), tra il datore di lavoro (INPS), i fondi pensione, le assicurazioni e le banche, e potrà decidere a fine rapporto di lavoro se ricevere la quota accantonata sezionata mensilmente come pensione, oppure l’intero importo non frazionato.
Non mi sento di dare un mio parere molto pronunciato in questo caso, ritengo di non saperne molto a proposito, non avendo mai avuto esperienze, dall’esterno direi che mi sembrerebbe giusto che sia il lavoratore a scegliere a chi affidare il suo T.F.R.
La scala a chiocciola di Scorsese conduce ad un regno fatto di misteri e ripetizioni
(mymonetro: 2,98)Niente è quello che sembra all’Ashecliffe Hospital. E nemmeno lo è Teddy Daniels. È lì per trovare un paziente che manca? O è stato mandato per investigare sui rumor riguardanti gli approcci radicali verso la psichiatria attuati all’Ashecliffe? Più Teddy e Chuck si avvicinano alla verità, più questa diventa incerta e più cominciano a credere che forse non lasceranno mai più Shutter Island. Perché qualcuno sta cercando di farli impazzire
A Matera:
- Cinema Duni (16:15 - 18:45 - 21:20)
Lontano dai libri originali, dal cartone anni ‘50 e dai film di Tim Burton, il nuovo Alice è un viaggio verso il conformismo
(mymonetro: 2,67)Alice ha diciassette anni e scappa da un party altezzoso e segue il Bianconiglio giù per il buco, che la riporta nuovamente al Paese delle Meraviglie. Il Bianconiglio è convinto di avere la ragazza giusta, quella che ha visitato il magico mondo dieci anni prima. Ma Alice non si ricorda la sua visita precedente nel Paese delle Meraviglie, le cui creature sono pronte per una rivolta e sperano e aspettano che Alice li aiuti. Ma lei vorrà farlo? Lo potrà fare?
A Matera:
- Cinema Comunale (17:00 - 19:30 - 21:40)
In provincia di Matera: Ferrandina
Eastwood affronta con ammirazione la figura di Nelson Mandela in un film assolutamente classico
(mymonetro: 3,90)Il film seguirà il tentativo di Mandela, dopo essere uscito di prigione, di riunificare la nazione dopo la caduta del movimento Apartheid, la sua corsa alle elezioni come Presidente del Sud Africa e l’aver sfruttato la premiazione degli Springbooks alla Coppa del Mondo di Rugby del 1985 per la riconciliazione tra i bianchi e i neri del Sud Africa.
A Matera:
- Cinema Al Piccolo (17:15 - 19:30)
Commedia generazionale “da manuale”
(mymonetro: 2,47)Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo disincantato della quattordicenne Nina. Quando una mattina il suo professore di italiano Alberto - reduce da una furibonda lite con il figlio Gigio - assegna alla classe un tema dal titolo “Genitori e filgi: istruzioni per luso, per lei è loccasione di parlare, per la prima volta a cuore aperto, della sua famiglia: dei due genitori, Luisa, caposala dospedale, e Gianni, che ha lasciato moglie e figli per vivere su una barca; dellamicizia che lega la madre a Clara, insospettata amante dellex marito, e di quella un po particolare con il collega Mario; dellinspiegabile razzismo del fratellino Ettore e di una misteriosa nonna che ricompare allimprovviso dopo ventanni. Ma soprattutto Nina racconta di sé: delle sue amiche, della prima tragicomica serata in discoteca, delle uscite con i ragazzi più grandi e del suo primo innamoramento per Patrizio Cafiero, un buffo ragazzo dallancora più buffo soprannome, Ubaldolay. La penna di Nina riserverà non poche sorprese anche ad Alberto e a sua moglie Rossana che, dalla lettura del tema, scopriranno di Gigio, cose che in ventanni, non avevano mai nemmeno sospettato.
A Matera:
- Cinema Kennedy (17:30 - 19:30 - 21:40)
Settanta lune piene dopo ritorna a ululare la belva antropomorfa della Universal omaggiando la tradizione gotica
(mymonetro: 2,61)L’infanzia di Talbot è finita la morte in cui la madre è morta. Dopo aver lasciato il paesino addormentato Vittoriano di Blackmoor, ha passato decenni per riprendersi e cercare di dimenticare. Ma quando la fidanzata di suo fratello, Gwen Conliffe, lo rintraccia per chiedergli aiuto per cercare il suo perduto amore, Talbot ritorna a casa e si unisce alla ricerca. Scoprirà che qualcosa dotato di una forza bruta e di un’insaziabile sete di sangue sta uccidendo i paesani e che un sospettoso ispettore di Scotland Yard chiamato Aberline è venuto ad investigare.
A Matera:
- Andrisani (Montescaglioso) (19:30 - 21:45)
Commedia sentimentale che rianima memorie screwball e trova il lieto fine
(mymonetro: 2,15)Il film segue le vicende di una coppia di successo di Manhattan, Meryl e Paul Morgan, le cui vite quasi perfette hanno un solo evidente difetto: un matrimonio in via di rottura. Ma il disastro della vita sentimentale è nulla in confronto a quanto dovranno affrontare: trovandosi testimoni di un omicidio, diventano bersaglio di un killer di professione. Per proteggere i testimoni, i Federali sradicano i Morgan dallamata New York e li nascondono in una piccola cittadina del Wyoming, dove la loro relazione disastrata rischia definitivamente il collasso. A meno che, nella nuova vita libera dal BlackBerry, i Morgan non riescano a rilassarsi un po e riaccendere la passione
A Matera:
- Cinema Al Piccolo (21:45)
“Quann’ ‘u lladr’ è arrbbat’, kiang-n’ li prèt’ ‘mmienz’ a’ strad’.”
Se il ladro viene derubato, sono guai per tutti