La commemorazione dei defunti

2 Nov 2007 in: Eventi

L’usanza di ricordare persone defunte è molto antica, ma ciò si faceva generalmente nel giorno corrispondente alla loro morte.
Si fa risalire a Sant’Odilone di Cluny l’aver stabilito nel 2 novembre, con la riforma cluniense, il giorno di commemorazione dei morti per i suoi monaci; successivamente la Chiesa cattolica fece propria questa data.
Si iniziò a celebrare la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, anche a Roma, dal sec. XIV. (Mess. Rom.).
Nei riti funebri la chiesa celebra con fede il mistero pasquale, nella certezza che quanti sono diventati con il Battesimo membri del Cristo crocifisso e risorto, attraverso la morte, passano con lui alla vita senza fine .
Nel Martirologio Romano la Commemorazione di tutti i fedeli defunti, è il giorno nel quale la Santa Madre Chiesa, già sollecitata nel celebrare con le dovute lodi tutti i suoi figli che si allietano in cielo, si dà cura di intercedere presso Dio per le anime di tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e si sono addormentati nella speranza della resurrezione e per tutti coloro di cui, dall’inizio del mondo, solo Dio ha conosciuto la fede, perché purificati da ogni macchia di peccato, entrati nella comunione della vita celeste, godano della visione della beatitudine eterna.
Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l’ottavario, le preghiere al cimitero.
Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi ne avvertiamo un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte.
Spezzare la congiura del silenzio riguardo a essa.
Quando nasce un uomo, diceva sant’Agostino, si possono fare tutte le ipotesi: forse sarà bello, forse sarà brutto; forse sarà ricco, forse sarà povero, forse vivrà a lungo, forse no.
Ma di nessuno si dice: forse morirà, forse non morirà.
Questa è l’unica cosa assolutamente certa della vita.
Quando sentiamo che qualcuno è malato , diciamo: “Poveretto, deve morire; è condannato, non c’è rimedio! “.
Ma non dovremmo, però è così quando dobbiamo rinunciare ad una persona cara.Questa percezione mesta, a volte tragica, della morte è comune a tutti, credenti e non, ma la fede cristiana ha una parola nuova e risolutiva, che oggi dovrebbe risuonare nella Chiesa e nei cuori, una cosa semplice e grandiosa: che la morte c’è, che è il più grande dei nostri problemi, ma che Cristo ha vinto la morte! Ma come ha vinto la morte Gesù? Non evitandola o ricacciandola indietro, come un nemico da sbaragliare.
Ma subendola, assaporandone tutta l’amarezza.
Non abbiamo davvero un sommo sacerdote che non sappia compatire la nostra paura della morte!
Tre volte nei vangeli si legge che Gesù pianse e, di queste, due furono per un morto.
Nel Getsemani egli ha provato, come noi, “paura e angoscia” di fronte alla morte.
E’ di rito affollare i cimiteri, riempire di fiori le lapidi dei propri defunti e non manca il chiacchierio.
E’ ben evidente che solo questo giorno i cimiteri sono stracolmi di gente e di fiori solo magari per darne dimostrazioni ad altri. Una leggenda riferisce che tutti i defunti tornassero sulla terra la notte del 1 novembre, in cerca di nuovi corpi da possedere per l’anno avvenire, così nelle strade non compariva anima viva per evitare che gli spiriti maligni se ne impossessassero.
Ci sono anche tanti accadimenti di cui la gente parla che vedono protagonisti persone defunte.
La notte tra il 1 novembre e il 2 novembre i ragazzi più coraggiosi si recano dinanzi al cimitero in cerca forse di qualcuno o qualcosa che li faccia spaventare.
Un antico proverbio dice che bisogna avere paura dei vivi e non dei morti .

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Notizie dalla Basilicata

11 Mar 2010  

Notizie dall'Italia

11 Mar 2010  

La festa di tutti i Santi

31 Ott 2007 in: Eventi

La festa di tutti i Santi il 1 novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX.
Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.
Un’unica festa per tutti i Santi, oggi è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.
La festa di Tutti i Santi, è una giornata di gioia, di speranza, di fede. Una delle giornate più intelligenti, più raffinate che la liturgia ci propone; è la festa di tutta l’umanità, dell’umanità che ha sperato, che ha sofferto, che ha cercato la giustizia, dell’umanità che sembrava perdente e invece è vittoriosa.
E’ la festa di Tutti i Santi, non solo di quelli segnati sul calendario e che veneriamo sugli altari, ma anche di quelli che sono passati sulla terra in punta di piedi, senza che nessuno si accorgesse di loro, ma che nel silenzio del loro cuore hanno dato una bella testimonianza di amore a Dio e ai fratelli, forse parenti nostri, amici, forse nostro padre, nostra madre, umili creature, che ci hanno fatto del bene senza che noi neppure ce ne accorgessimo. Ho letto di un anziano parroco di campagna che nel giorno di Tutti i Santi, per far capire alla sua gente che si dovevano ricordare tutti i cristiani santi che stanno in Paradiso toglieva le immagini e le statue dagli altari. Una stranezza se volete, ma che voleva anche sottolineare il fatto che di solito, una volta che abbiamo messo i santi sugli altari, li ammiriamo, li invochiamo, ma non li imitiamo, perché pensiamo che siano troppo eroi per vivere come loro. Ma non è così. Nella festa di Tutti i Santi, la Chiesa ci dice che i santi sono uomini e donne comuni, una moltitudine composta di discepoli di ogni tempo che hanno cercato di ascoltare il Vangelo e di metterlo in pratica.
Sono questi i Santi che salvano la terra.
C’è sempre bisogno di loro.
È in virtù dei santi che siamo sulla terra, che noi continuiamo a vivere, che la terra continua a non essere distrutta, nonostante il tanto male che c’è nel mondo.
Ed è in virtù dei Santi di ieri, dei santi che sono già salvati e che intercedono per noi: “una moltitudine immensa che nessuno può contare, di ogni nazione, popolo e lingua”.
Sono stati denominati come coloro che fanno passare la luce”.
I Santi si può dire : fanno passare la luce di Dio che continua ad illuminare il mondo.
Nella loro festa, noi celebriamo la gioia di essere anche noi chiamati alla santità, perché ci è stato detto che abbiamo un cuore che batte come figli di Dio.
Ci pensiamo? E San Giovanni che ce lo ricorda: “Carissimi vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo veramente… ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”.
Ma quale è la strada della santità?
Gesù ce l’ha indicata con l’ annuncio delle beatitudini che sono la sintesi del Vangelo, lo specchio di fronte al quale ogni discepolo di Cristo deve confrontarsi.
È il portale d’ingresso del Discorso della Montagna, la “carta costituzionale del cristianesimo”.
Ogni regno ha le proprie leggi.
Le beatitudini sono la legge del Regno di Dio.
Chi le osserva entra nella felicità del Regno.
Questo dobbiamo capire.
Dio ha posto nel nostro cuore la vocazione alla felicità, come ultimo segno della nostra somiglianza con Lui.
Dio è il Sommo bene, il Beato per eccellenza.
Per essere figli di Dio bisogna essere felici.
La Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi: Leggi il resto dell’articolo »

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Ora solare, legale e biologica

30 Ott 2007 in: Lo sai che

In questi giorni vi sentite strani, stanchi o comunque incontrate difficoltà nel seguire i soliti ritmi? Tutta colpa dello spostamento di lancette di domenica! Magari non ci abbiamo dato peso, soprattutto perchè l’ora ci veniva data, e non tolta, e magari eravamo anche felici di poter dormire più del solito… Ma vediamo di scoprire qualcosa in più sull’ora legale e sull’ora solare.
Per ora legale o ora estiva s’intende l’ora locale che una nazione sceglie di adottare per una parte dell’anno, spostando l’orario in avanti di sessanta minuti. L’ora legale scatta l’ultima domenica di marzo, l’ora solare l’ultima di ottobre. Si ricorre all’ora legale ai fini del risparmio energetico, sfrutttando, quindi, al massimo la luce del giorno.

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TUTELA DELLA DONNA LAVORATRICE

30 Ott 2007 in: Lavoro

La donna in ambito lavorativo è da sempre stata soggetta a qualsiasi forma di discriminazione dirette e indirette anche in seguito alla parità raggiunta con l’uomo.
Costituisce discriminazione diretta, qualsiasi atto , fatto o comportamento che produce un effetto dannoso alle lavoratrici in ragione del loro sesso.
Per giudicare se un atto è discriminatorio o meno, tale comportamento viene messo a confronto con il trattamento dato ad un’altra lavoratrice o ad un altro lavoratore in situazione analoghe e vengono valutati.
Costituisce discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un fatto o un comportamento apparentemente neutri mettano i lavoratori di un determinato sesso in posizione di particolare svantaggio, rispetto a lavoratori dell’altro sesso , salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento del lavoro , purchè l’obbiettivo sia leggittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari.
Sono considerate discriminazioni le molestie a carattere sessuale volte a violare la dignità della lavoratrice o a crere un clima intimidatorio e umiliante.
Le donne sul posto di lavoro devono affrontare realtà difficili anche di carattere fisico e psichico, le molestie sessuali.
Sono all’ordine del giorno, e la lavoratrice perde la fiducia e la motivazione al lavoro.
E’ inammissibile che qualcuno possa approfittare della posizione di superiorità gerarchica o di situazione di svantaggio personale, familiare e sociale per porre in essere atti o comportamenti discriminatori o molesti.
Costituisce molestia sessuale ogni atto o comportamento, anche verbale, a carattere sessuale che arreca offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, fatto in modo duraturo.
I molestatori possono essere superiori, lavoratori di pari grado, inferiori e datori di lavoro, che richiedono esplicitamente o implicitamente prestazioni sessuali o attenzioni a sfondo sessuale non gradite, minacce, ricatti per aver respinto comportamenti a carattere sessuale, che avrebbero garantito magari una progressione di carriera.
I contatti fisici fastidiosi e indesiderati, apprezzamenti verbali offensivi sul corpo e sulla sessualità. gesti o ammiccamenti provocatori e disdicevoli a fondo sessuale, esposizione nei luoghi di lavoro di materiale pornografico, espressioni verbali denigratori per l’appartenenza ad un determinato sesso o in ragione della diversa espressione della sessualità, sono comportamenti che rientrano nella tipologia della molestia sessuale e/o della discriminazione.
Da aggiungere a tutto ciò ci sono poi le molestie morali, come gli atti persecutori, maltrattamenti verbali, critiche, offese, umiliazioni, comportamenti che mirano a danneggiare il lavoratore o la lavoratrice nella propria carriera, anche rimozione da incarichi senza giusta causa e attribuzione di compiti inadeguati alle possibilità professionali e alla condizione fisica e di salute.
L’implicazione della persona umana nel rapporto di lavoro ha indotto la legge a proteggere la figura del lavoratore dagli atti discriminatori tanto da sancire con la nullità qualsiasi atto diretto e indiretto che faccia dipendere l’occupazione del lavoratore alle condizioni che aderisca o non ad una associazione sindacale, ovvero cessi di farne parte nonchè il licenziamento o altri atti pregiudicati da motivi sindacali, politici, religioi, razziali, di lingua e di sesso.
Le “azioni positive” sono programmi volti a realizzare una parità sostanziale tra lavoratori e lavoratrici nel mondo lavorativo.
Questi tendono a ristabilire l’equilibrio delle responsabilità familiari e professionali tra i due sessi, anche attraverso moodificazione dell’organizzazione e del tempo di lavoro.
Le ” azioni positive ” devono :
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IL T.F.R.

29 Ott 2007 in: Lavoro

T.F.R. è il trattamento di fine rapporto, ha sostituito l’indennità di azianità e viene considerata come retribuzione, che viene differita al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro, allo scopo di superare le difficoltà economiche conseguite al venir meno di un reddito di lavoro (ha una funzione previdenziale).
L quota che il l avoratore va ad accantonare annualmente si determina dividendo per 13.5 la retribuzione erogata al lavoratore nel corso dell’anno, prendendo in considerazione tutte le somme percepite, con esclusione di eventuli rimborso spese.
Accanto ad una funzione retributivo-previdenziale a favore del lavoratore, il T.F.R. svolge un afunzione finanziaria in favore dell’impresa rappresentando una forma economica di auto-finanziamento.
Dal 2008 però il lavoratore potrà scegliere di dirottare il suo T.F.R. per il finanziamento dei Fondi di previdenza integrativi della pensione.
Il lavoratore che ha un’anzianità di servizio di almeno 8 anni, con il rapporto di lavoro in atto, può richiedere al datore di lavoro l’erogazione, un’anticipazione del T.F.R., che sarà relativa al 70 % dell’importo già maturato, e gli sarà concessa solo se c’è la necessità di pagare cure mediche e se ha intenzione di acquistare una prima abitazione.
Dal 2000 possono richiedere l’anticipazione coloro che vanno in congedo (sospensione del rapporto di lavoro non retribuito) per la formazione che gli permette di aumentare i suo bagaglio culturale-professionale.
Alcuni contratti collettivi sono più elastici, in quanto si deve considerare che l’accantonamento del T.F.R. è una sorta di risparmio forzoso e un diritto di natura retributiva anche se differita nel tempo.
Ora con la nuova riforma è il lavoratore che decide la gestione del suo T.F.R. (quota di accantonamento annuale), tra il datore di lavoro (INPS), i fondi pensione, le assicurazioni e le banche, e potrà decidere a fine rapporto di lavoro se ricevere la quota accantonata sezionata mensilmente come pensione, oppure l’intero importo non frazionato.
Non mi sento di dare un mio parere molto pronunciato in questo caso, ritengo di non saperne molto a proposito, non avendo mai avuto esperienze, dall’esterno direi che mi sembrerebbe giusto che sia il lavoratore a scegliere a chi affidare il suo T.F.R.

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