Dal ‘700 lavorare era considerata un ’attività ignobile tanto più se era svolto con le mani e alle dipendenze, il lavoro di servitù.
Il servo era proprio colui che produceva per il padrone e non gli restava nulla perchè non era libero.
Il pregiudizio contro il lavoro aveva però origini antichissime, si deve risalire alle società schiavistiche e quelle feudali.
Tale pensiero venne mantenuto anche nelle civiltà egizie, greche e romane.
Sia Aristotele che Cicerone avevano come ideale l’ otium, ritenuta la forma più creativa di attività in senso intellettuale.
Simili pregiudizi erano stati emanati dalla religione infatti sia la Bibbia che il Vangelo considerano il lavoro una pena, una condanna ed ecco quindi che l’operosità di una persona non può essere un valore.
“ Mangerai il pane con il sudore della tua fronte” dice Dio nella Genesi cacciando l’uomo dall’Eden”.
Una rivalutazione al lavoro fu fatta dal cristianesimo con frate Benedetto da Norcia,.
Introdusse una riforma nella vita quotidiana nel convento, che prevedeva l’equivalenza tra preghiera e lavoro.
Si alternavano momenti di lettura dei libri sacri al lavoro manuale dell’orto.
Un lavoro artigianale in cui il lavoratore possiede i mezzi di produzione e produce per se, essendo libero.
Il suo principio si basava sull’assenza di attività servili, lui diceva : “ laborare est orare “ da qui il motto “ora et labora”.
I loro lavori manuali, utili, umili, svolti per finalità comunitarie erano un modo per renderli autosufficienti senza gravare sugli altri.
Per la rivalutazione del lavoro si deve dare merito agli uomini della religiosità di un tempo.
Martin Lutero propose la fusione , nel 1520, tra lavoro preghiera, succeduto nella stessa opera da Calvino nel 1536.
L’uomo diventava così artefice di se stesso, fortuna materiale.
Da condanna per la Bibbia il lavoro divenne una forma di riscatto individuale.
Il lavoro è legittimato e nobilitato al punto che oggi il primo articolo della Costituzione dice che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, anche se oggi non c’è lavoro a sufficienza che riesca a permettere una vita agiata per tutti i cittadini italiani.
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“‘A zapp’ d’ l’olt’ ròmb’ li pret’.”
La zappa degli altri rompe anche le pietre. La roba che non è tua, la maltratti più facilmente.
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