La festa di tutti i Santi il 1 novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX.
Si iniziò a celebrare la festa di tutti i santi, anche a Roma, fin dal sec. IX.
Un’unica festa per tutti i Santi, oggi è una festa di speranza: “l’assemblea festosa dei nostri fratelli” rappresenta la parte eletta del popolo di Dio; ci richiama al nostro fine e alla nostra vocazione vera: la santità, cui tutti siamo chiamati non attraverso opere straordinarie, ma con il compimento fedele della grazia del battesimo.
La festa di Tutti i Santi, è una giornata di gioia, di speranza, di fede. Una delle giornate più intelligenti, più raffinate che la liturgia ci propone; è la festa di tutta l’umanità, dell’umanità che ha sperato, che ha sofferto, che ha cercato la giustizia, dell’umanità che sembrava perdente e invece è vittoriosa.
E’ la festa di Tutti i Santi, non solo di quelli segnati sul calendario e che veneriamo sugli altari, ma anche di quelli che sono passati sulla terra in punta di piedi, senza che nessuno si accorgesse di loro, ma che nel silenzio del loro cuore hanno dato una bella testimonianza di amore a Dio e ai fratelli, forse parenti nostri, amici, forse nostro padre, nostra madre, umili creature, che ci hanno fatto del bene senza che noi neppure ce ne accorgessimo. Ho letto di un anziano parroco di campagna che nel giorno di Tutti i Santi, per far capire alla sua gente che si dovevano ricordare tutti i cristiani santi che stanno in Paradiso toglieva le immagini e le statue dagli altari. Una stranezza se volete, ma che voleva anche sottolineare il fatto che di solito, una volta che abbiamo messo i santi sugli altari, li ammiriamo, li invochiamo, ma non li imitiamo, perché pensiamo che siano troppo eroi per vivere come loro. Ma non è così. Nella festa di Tutti i Santi, la Chiesa ci dice che i santi sono uomini e donne comuni, una moltitudine composta di discepoli di ogni tempo che hanno cercato di ascoltare il Vangelo e di metterlo in pratica.
Sono questi i Santi che salvano la terra.
C’è sempre bisogno di loro.
È in virtù dei santi che siamo sulla terra, che noi continuiamo a vivere, che la terra continua a non essere distrutta, nonostante il tanto male che c’è nel mondo.
Ed è in virtù dei Santi di ieri, dei santi che sono già salvati e che intercedono per noi: “una moltitudine immensa che nessuno può contare, di ogni nazione, popolo e lingua”.
Sono stati denominati come coloro che fanno passare la luce”.
I Santi si può dire : fanno passare la luce di Dio che continua ad illuminare il mondo.
Nella loro festa, noi celebriamo la gioia di essere anche noi chiamati alla santità, perché ci è stato detto che abbiamo un cuore che batte come figli di Dio.
Ci pensiamo? E San Giovanni che ce lo ricorda: “Carissimi vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo veramente… ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”.
Ma quale è la strada della santità?
Gesù ce l’ha indicata con l’ annuncio delle beatitudini che sono la sintesi del Vangelo, lo specchio di fronte al quale ogni discepolo di Cristo deve confrontarsi.
È il portale d’ingresso del Discorso della Montagna, la “carta costituzionale del cristianesimo”.
Ogni regno ha le proprie leggi.
Le beatitudini sono la legge del Regno di Dio.
Chi le osserva entra nella felicità del Regno.
Questo dobbiamo capire.
Dio ha posto nel nostro cuore la vocazione alla felicità, come ultimo segno della nostra somiglianza con Lui.
Dio è il Sommo bene, il Beato per eccellenza.
Per essere figli di Dio bisogna essere felici.
La Chiesa ha istituito la festa di tutti i Santi:
Nella figura dei Santi è come se Dio si fosse reincarnato, risorge e viene tra la sua gente.Ne possono essere esempio, Papa Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, sicuramente così anche tutti gli altri Santi, hanno condotto una vita di massima espressione divina, il divino non è invano e inesistente o invenzione, è capace in ogni modo di manifestarsi soprattutto lì dove viene persa la concezione di Cristo nei meambri di una vita incapace di concedere tempo a qualcosa che si dice esiste ma non si vede.
Questi due Santi hanno messo la loro vita a disposizione degli altri, nel caos odierno nessuno più ha tempo per gli altri o sarebbe in grado di diventare uno strumento di bene senza qualcosa in cambio, penso che il processo di Santificazione abbia dato notevole importanza a questo aspetto.
Per condurre una vita come la loro, oggi giorno, secondo me, ci deve essere la vocazione o bisogna essere un massimo credente.
Per essere un vero credente la vita è condotta nel rispetto delle leggi di Dio, è indispensabile avere fede e quindi credere e venerare e professare la parola di Qualcuno o qualcosa che non vedremo se non nel Regno dei cieli e nelle cose che compiamo a sfondo di bene.
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