Prima della scoperta delle Americhe, il cacao non esisteva, lo zucchero era una chimera, ma il sanguinaccio si mangiava ugualmente.
L’intestino più largo del maiale, veniva lavato con sale e acqua calda e si preparava il sanguinaccio.
Il sangue veniva passato attraverso un colino per evitare i grumi, veniva lavorato con le noci, con le mandorle, uva passita, e mollica di pane sbriciolata, miele, un pizzico di sale, e una punta di di sugna ( lardo del maiale).
Preparato il composto , ben amalgamato, si riempiva il budello e veniva bollito, in una pentola d’acqua, bucando di tanto in tanto l’intestino per permettEre la fuoriuscita dell’acqua.
Quando l’intestino era cotto, veniva appeso ad una trave vicino al camino in modo che il fumo avvolgendolo lo conservava e a Pasqua veniva tagliato a fette, riscaldato sulla brace e mangiato.
Oggi ci provecherebbe disgusto mangiare una cosa del genere dato che abbiamo tutti i giorni molto di meglio da mangiare, se messo al confronto, con il sangue del maiale.
Nei tempi passati dava per quelle poche volte all’anno, un po’ di gioia al palato dopo una vita condotta nell’amaro e duro lavoro di tutti i giorni, fatta di sacrifici anche a tavola.

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