La Procura Generale di Catanzaro ha
tolto la titolarità dell’inchiesta ‘Why Not’ sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici al sostituto procuratore Luigi De Magistris. Il Procuratore generale, Dolcino Favi, avrebbe avocato a sé l’indagine a causa di un’incompatibilità di De Magistris legata alla richiesta di trasferimento cautelare avanzata dal ministro della Giustizia Clemente Mastella nei confronti del pm di Catanzaro. Insomma, l’istruttoria che ha fatto tremare il Palazzo passa di mano. Dopo mesi di polemiche infuocate, culminate ieri con l’iscrizione nel registro degli indagati del ministro della Giustizia Clemente Mastella, che segue quella avvenuta in estate del premier Romano Prodi, ecco che la Procura Generale si impossessa della scottante istruttoria che ruota attorno ai finanziamenti pubblici dell’Ue e ad alcuni imprenditori che attraverso un comitato d’affari, con sede a San Marino, avrebbero indirizzato i fondi su alcune attività in maniera illecita.
”Non ho ricevuto alcuna notifica dell’avocazione dell’inchiesta. Se quanto riportato è vero, ci avviamo al crollo dello Stato di diritto, il che significa che non si può più fare liberamente il proprio lavoro”, reagisce il pm De Magistris rompendo il suo abituale riserbo. In questo modo, aggiunge il magistrato, ”ci si avvia alla fine dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati. Ora bisognerà guardarsi non solo dai delinquenti, ma anche da altri fattori”.
“E’ un fatto di una gravità inaudita”, rimarca ai microfoni del Tg3 Calabria. “Sono in attesa di conoscere le motivazioni formali - aggiunge il magistrato - ma se la motivazione è quella dell’incompatibilità perché risulta indagato il ministro Mastella, è assolutamente inconsistente in fatto e in diritto. Quindi - ha concluso de Magistris - aspetto che il provvedimento mi venga notificato per esercitare tutti i diritti previsti dall’ordinamento democratico ed attendo di sapere, magari a mezzo stampa, se ci sono ancora le condizioni per fare il lavoro di magistrato in Calabria e nel Paese”.
“So che è giunta notizia che l’inchiesta è stata avocata. Io sono stato sempre sereno in attesa di giudizio“, commenta Mastella, a margine del congresso dei penalisti a Treviso. “Come per il caso del Calcio Napoli quando ho atteso pazientemente e sono stato prosciolto - continua - Bisogna comportarsi con serenità ed aspettare il giudizio terzo che poi arriva: a Napoli è arrivato”. “Se poi quando avranno spiegato le tangenti che ho preso, i traffici in sede europea, in sede sovranzionale e mondiale, e gli abusi che avrei determinato - prosegue - per quanto mi riguarda sarò io a prendere la valigia e andrò via“.
E’ incredibile. Mastella, indagato per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti, concorso in truffa nell’ambito di finanziamenti europei e nazionali da De Magistris, ha subito provato a chiederne il trasferimento e, magicamente, De Magistris è diventato l’indagato, grazie a qualcuno che fa uscire notizie riservate dalla Procura di Catanzaro. De Magistris, poi, ha ricevuto una busta con delle pallottole, ma non si è fermato. Allora, Mastella minaccia di mandare a casa Prodi a primavera ed ecco qua: l’inchiesta è subito tolta a De Magistris. E’ finita qui? Si, è finita, è finita così. E il centrosinistra?.. Nessun partito ha chiesto le dimissioni di Mastella. Vergogna. In un Paese normale Mastella sarebbe già a cercarsi un lavoro vero. E Prodi, anche lui indagato? E’ sereno. Il giudice oggi non c’è più!
Il magistrato non potrà portare a termine la sua indagine, ormai al termine. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà un’eternità per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte.
Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, così, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva” e negli ultimi anni è diventata una moda.

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